Stare bene da soli rende più liberi di scegliere
La solitudine non è necessariamente un vuoto da riempire. Quando impariamo a viverla senza considerarla una sconfitta, cambia anche il modo in cui scegliamo le persone da avere accanto. Non abbiamo più bisogno di trattenere un rapporto soltanto perché l’alternativa ci spaventa.
Stare bene anche con se stessi rende una relazione più libera: l’altro non diventa una soluzione alla paura di restare soli, ma qualcuno con cui desideriamo davvero condividere tempo, affetto e vita. È una differenza importante, perché permette di scegliere una presenza per ciò che aggiunge, non semplicemente per evitare un’assenza.
Stare da soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa
La presenza o l’assenza di altre persone non racconta da sola come stiamo. Possiamo trascorrere una serata senza compagnia, dedicarci a qualcosa che ci interessa e sentirci perfettamente a nostro agio. Possiamo anche trovarci in mezzo a molte persone e avvertire comunque una distanza difficile da colmare.
Per questo stare da soli non dovrebbe essere automaticamente interpretato come una mancanza. Può essere semplicemente uno spazio nel quale decidiamo come utilizzare il nostro tempo senza dover continuamente adattarlo ai programmi o alle aspettative di qualcun altro.
Un pomeriggio trascorso leggendo, sistemando casa, camminando o coltivando un interesse personale non deve necessariamente essere riempito da una presenza per acquistare valore. Quando riusciamo ad apprezzare anche questi momenti, la compagnia degli altri smette di essere l’unica condizione possibile per vivere bene una giornata.
Naturalmente ci sono anche momenti nei quali la solitudine pesa. Desiderare compagnia, una telefonata o qualcuno con cui condividere ciò che stiamo vivendo non contraddice la capacità di stare bene con se stessi. Le due cose possono convivere.
Una vita propria non toglie spazio alla relazione
Entrare in una relazione non significa dover abbandonare tutto ciò che esisteva prima. Amicizie, passioni, interessi e piccoli spazi personali possono continuare ad avere un posto importante anche quando condividiamo molto della nostra vita con qualcuno.
Immaginiamo una persona appassionata di fotografia che, dopo l’inizio di una relazione, smetta progressivamente di uscire a scattare perché ogni momento libero viene organizzato esclusivamente in coppia. All’inizio potrebbe sembrare naturale voler trascorrere molto tempo insieme. Dopo qualche mese, però, quella persona potrebbe accorgersi di sentire la mancanza di un’attività che non rappresentava soltanto un passatempo, ma anche un modo personale di esprimersi.
Recuperare quell’interesse non significa prendere le distanze dal partner. Può significare semplicemente ricordare che una relazione unisce due persone che continuano ad avere anche una storia, curiosità e necessità proprie.
Lo stesso vale per le amicizie. Mantenere rapporti significativi al di fuori della coppia non diminuisce automaticamente il valore del legame sentimentale. Al contrario, permette di non chiedere a una sola persona di essere contemporaneamente partner, unico confidente, unica compagnia e unica fonte di ogni esperienza condivisa.
Non tutta la solitudine è scelta
Parlare del valore di stare bene da soli non significa idealizzare ogni forma di solitudine. Esistono periodi nei quali ci troviamo più soli di quanto avremmo desiderato: un trasferimento, la fine di un rapporto, amicizie che cambiano, persone care che diventano meno presenti o semplicemente una fase nella quale è più difficile trovare occasioni di incontro.
In situazioni del genere sarebbe poco realistico pretendere di trasformare immediatamente ogni momento solitario in un’esperienza piacevole. Possiamo sentire nostalgia, desiderare maggiore vicinanza e, allo stesso tempo, cercare di costruire gradualmente una quotidianità che non dipenda interamente dall’arrivo di qualcuno.
Un cambiamento può cominciare da gesti molto concreti: riprendere un’attività lasciata da parte, frequentare un luogo nel quale esiste la possibilità di incontrare persone con interessi simili, chiamare un amico che non sentiamo da tempo oppure organizzare qualcosa senza aspettare che sia sempre qualcun altro a proporlo.
La capacità di stare con se stessi, quindi, non è una prova da superare né un obbligo a sentirsi sempre bene da soli. Può essere un equilibrio costruito nel tempo, mentre continuiamo comunque a cercare rapporti, amicizie e occasioni di condivisione.
Dopo una fine, lo spazio vuoto può dire qualcosa
Quando termina una relazione, non manca soltanto una persona. Cambiano abitudini, programmi, conversazioni e perfino piccoli gesti quotidiani che prima sembravano scontati. È comprensibile che quello spazio venga percepito immediatamente come qualcosa da riempire.
Conoscere presto una nuova persona non è necessariamente un errore e non esiste un periodo di attesa valido per tutti. Può però essere utile capire che cosa stiamo cercando in quel momento.
Se desideriamo una nuova conoscenza perché ci incuriosisce davvero, siamo davanti a una possibilità. Se invece qualsiasi presenza ci sembra preferibile al silenzio lasciato dalla relazione precedente, potremmo avere più difficoltà a distinguere ciò che ci piace realmente da ciò che ci offre soltanto un sollievo immediato.
Concedersi un po’ di tempo permette anche di osservare quali parti della propria quotidianità erano state trascurate. Potremmo riscoprire amici che vedevamo meno, interessi messi da parte o semplicemente un modo differente di organizzare le giornate.
Questo non cancella ciò che abbiamo perso. Serve piuttosto a ricostruire una vita nella quale un eventuale nuovo rapporto possa trovare spazio senza dover diventare subito la risposta a tutto ciò che manca.
Una nuova relazione non dovrebbe dover risolvere la nostra vita
Quando incontriamo qualcuno che ci piace, è naturale desiderare più tempo insieme e permettere che quella presenza diventi importante. Il problema non è affezionarsi né avere bisogno dell’altro in alcuni momenti. Le relazioni esistono anche perché le persone possono sostenersi, cercarsi e contare l’una sull’altra.
Una differenza importante riguarda però il peso che affidiamo al nuovo legame. Se pensiamo che quella persona debba finalmente eliminare ogni insicurezza, riempire ogni giornata vuota e farci sentire sempre completi, la relazione riceve un compito difficile da sostenere.
Immaginiamo di conoscere qualcuno e di iniziare a trascorrere insieme quasi tutto il tempo libero. Dopo alcune settimane quella persona desidera passare una serata con i propri amici. Se possediamo anche una nostra quotidianità, quella scelta può essere semplicemente una normale esigenza personale. Se invece abbiamo concentrato ogni attività sul nuovo rapporto, la stessa serata potrebbe essere vissuta come un rifiuto molto più grande di ciò che realmente rappresenta.
Conservare interessi e relazioni proprie non serve quindi a diventare meno coinvolti. Serve a lasciare alla coppia lo spazio per essere importante senza trasformarla nell’intera struttura della nostra vita.
Saper stare soli non significa bastare a se stessi
L’autonomia viene talvolta raccontata come se l’obiettivo fosse non avere più bisogno di nessuno. Ma una persona può essere indipendente e desiderare profondamente vicinanza, amicizia, amore e sostegno.
Chiedere aiuto quando attraversiamo un momento difficile non annulla il lavoro fatto su noi stessi. Telefonare a un amico perché abbiamo bisogno di parlare non significa essere incapaci di stare soli. Cercare qualcuno con cui condividere una buona notizia non significa che quella gioia non abbia valore se vissuta individualmente.
La differenza sta nel non considerare qualsiasi presenza preferibile all’assenza. Possiamo desiderare gli altri senza dover accettare automaticamente ogni rapporto pur di non restare soli. Possiamo sentire la mancanza di qualcuno senza concludere che la nostra vita abbia perso significato. Possiamo costruire legami importanti senza rinunciare agli spazi nei quali continuiamo a riconoscerci come individui.
Stare bene da soli, in fondo, non significa scegliere la solitudine al posto dell’amore. Significa poter desiderare una relazione senza viverla come l’unica possibilità di essere sereni. È proprio questa libertà a rendere più autentico l’incontro con l’altro: non cercare qualcuno perché qualunque presenza è meglio del vuoto, ma perché quella persona, con ciò che è e con ciò che condividiamo, rappresenta davvero una presenza che desideriamo nella nostra vita.
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